sabato 6 agosto 2011

we will drink and eat cinema with the same pleasure and simplicity that we taste coffee and cookies today. (Alina Grigore)

Prendo in prestito questa frase all'attrice del film rumeno di Adrian Sitaru, Concorso Internazionale, Din dragoste cu cele mai bune intentii (Best intentions) perché leggendola stamane su Pardo Live davanti al mio caffé ho provato esattamente lo stesso sentimento. Anche oggi come ieri avrò l'occasione di passare da una proiezione all'altra, con la stessa semplicità (e piacere) con cui questa mattina son passata dalla prima alla seconda (e terza e quarta) tazza di caffé. 
È un festival di cinema, certo, ma l'offerta e l'accesso sono tanto a portata di mano che persino un parigino doc, di quelli che il mondo si divide tra Paris e pas-Paris, arrivato qui a trovarmi non senza divertita ironia e accondiscendenza illuminanti il volto (au fond, ici c'est la province...), è rimasto senza parole (finalemet, c'est trop cool ici).

Locarno è sotto la pioggia grigia e mezza vuota, ma lo vedi che, dietro le case, dietro le auto, nascosto tra piazza e bistrot, sta tutto un brulicare di addetti ai lavori in polo nera e gialla che sudano e lavorano e corrono e sorridono e guardano il cielo disperati, rendendo tutto efficiente e geniale. 
Locarno è come una dama di gran classe, che non ha bisogno di darsi arie perché lo stile imbattibile e la caratura non necessitano d'esser sotttolineate. 
Locarno stupisce ogni volta, e quest'anno, senza badge press al collo, senza inviti e senza catalogo, mi stupisce ancra di più perché la vivo da comune mortale, scesa dall'olimpo della stampa scritta.

Questo per me significa poter vedere finalmente un Concorso Internazionale e magari anche le proiezioni alle sei, ma significa al contempo immettersi in intreminabili code di fronte al Fevi, mangiare un panino tra un film e l'altro, e una pizza da un cartone sgocciolante d'olio aspettando sotto la pioggia Louis Garrel.

Significa però osservare e godere del festival, per una volta, senza dover pedalare di volata da un posto all'altro con microfono e timore alla mano. Signifa essere libera di vedere tre film che mi hanno emozionata, stupita, rattristata, divertita, impaurita, impensierita e risollevata al contempo. Quello che ci si aspetta dal mondo del cinema insomma.



Un amour de jeunesse, con candore e verità disarmanti, ci riporta indietro, al nostro primo, tormentato, trascinato e stravissuto primo amore. A quella totalità tetanizzante, sconvolgente e travolgente di cui tutti, una volta nella vita, ci siam sentiti felici d'esser prigionieri. La tematica è portata all'estremo nel film di Mia Hansen-Løve (forse un po' trascinato e lungo sul finale, come i migliori struggenti amori giovanili), già autrice di Tous est pardonné (2007) e Il padre dei miei figli (2009), con i quali Un amour de jeunesse forma una perfetta trilogia, secondo le parole di Olivier Père. Un film ben imbevuto di francesissima post nouvelle vague, con bravi attori giovani e belli, vestiti bene e nonostante lo spleen più volte sottolineato (condizione d'obbligo), così veri e fieri nella loro città. Si cresce e non si cresce, passano gli anni ma certe dinamiche restano, e allora, solo un fiume potrà trascinare lontano da noi un cappello di paglia che porta con se una passione tanto potente da non poter esser vissuta, né prima né dopo, ma della quel non si vuol fare a meno.
 

Sempre giovane, sempre bella, di quella bellezza un po' disarmante,  è l'attrice Brit Marling in Another Earth, primo lungometraggio di Mike Cahill, già co-realizzatore di vari documentari presentati al Sundance. Il film è intenso e bello, inverosimile e improbabile come lo vogliono i dettami della science-fiction, soprattutto se statunitense, ma originale nel presentare un tema a dir poco fondamentale: la scoperta dell'altro e di noi stessi attraverso uno specchio nell'universo. Con pochi mezzi e senza la pretesa di effetti speciali (ci si accontenta della stupenda visione di Terra 2 stagliata nel cielo orizzontale di New Haven), ma con una fotografia e un montaggio particolarmente riusciti, il film piace e fa riflettere alle domande che tutti, in una notte d'insonnia, lungo un viaggio in treno o in coda alla cassa del supermercato ci siam posti almeno una volta nella vita... e se...? 

E tutto il resto è finzione. 

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